When You Listen To Music

When you listen to music try to imagine the musician as a young teenager recording a “thing he just did” on his computer, not expecting much from it.
Listen to the lyrics. Everytime.
Do nothing else.
Or do everything, workaholic.
Use it, don’t abuse it.
Pass it on. And keep just some for yourself, the embarrassing artsy one especially (“they wouldn’t understand it anyway”).
Make yourself playlists, for personal daily soundtracks.
Of course imagine yourself performing it in front of thousands of people, and being really cool (not dorky at all).
Imagine meeting the artist and telling him how cool he was for making that song: think of the entire speech.
Use it as an alarm clock, but not the acoustic, folk, indie, reggae, or minimal one: you know you’d just keep sleeping.
Keep parts of lyrics as useful advice for your closest friends, i.e.:”you can’t hurry love, you just have to wait”. It gives the chance to lighten up the mood by singing the whole rest of the song right after (might make it awkward, really).
Sing parts of it in a whisper in public. Out loud while riding the bike.
Spend a ridiculous amount of time on it.
Get informed.
Brag about knowing that information.

L’ultimo giorno di scuola

Ieri sera sono stata ad una festa liceale per la fine della scuola. 
Io sono fuori da 3 o 4 anni, e faccio l’università. Ormai il liceo ce l’ho alle spalle, e mi sento anche più cresciuta. Saranno i vari problemi che affronti una volta entrata nel mondo reale, regolato su altre cose che non sono valutazioni numerate; o sarà che puoi alzarti molto più tardi delle 7, e che ogni giorno della settimana ti sembra sabato (finchè non inizia il tuo ultimo anno di università o trovi un lavoro semiserio); o saranno quegli amici che ti rimangono dopo la scrematura naturale del post-liceo; oppure saranno i tuoi genitori, che in un modo o nell’altro inizieranno a sembrarti più umani e più vicini come persone. Fatto sta che dopo il liceo si tende a non vedere più quel mondo come qualcosa di proprio, e anzi rivedendo in giro gli studenti della tua stessa scuola non ti ci rivedi più, perchè sono un’altra generazione ed hanno cambiato per sempre il posto che pensavi non sarebbe cambiato mai, sia in senso buono che cattivo. 

Quindi dopo ieri sera, in cui comunque mi sono divertita moltissimo perchè ero comunque lì con dei miei amici con cui condividevo un po’ di quello sconcerto sui giovani d’oggi, ho la solita sensazione di melanconia e leggero rancore che mi viene quando ripenso ai miei 5 anni al liceo, ma soprattutto mi sono resa conto di questo: è finita la scuola, quindi iniziano le vacanze estive. 

Non ci saranno più le scuole a trattenere quelle mandrie di adolescenti. 
Le città saranno piene di persone giovani che si vestono poco e ridono alla vita. 
I social network verranno invasi da fotografie di mare e costumi da bagno, piedi in spiaggia e amiche abbronzate.

Saranno cose da 22enne che si sente più vecchia di quello che è, ma cerco sempre di argomentare oggettivamente. 

Io sarò chiusa a casa a studiare comunque, e pure quei poveretti che quest’anno dovranno subirsi la maturità. Meno male che c’è la maturità che ci darà sempre motivo di sentirci un po’ avvantaggiati per qualche giorno all’anno.

Bonne journèe, dudes.

Rufy

 

La Noia

La noia è là, seduta nell’angolo opposto della stanza. E’ appollaiata sulle scale, come un gatto grasso che preferisce fissarti intensamente piuttosto che fare le moine per ricevere attenzioni.

Io la vedo con la coda dell’occhio, ma cerco di ignorarla, mantenendo con le poche forze che ho la speranza di riuscire a muovermi a fare qualcosa stasera: mi basterebbe non ritrovarmi con gli occhi esausti davanti allo schermo luminoso del computer alle 4 del mattino.

Ma la speranza non fa in tempo a farsi sentire, che lo schermo ce l’ho già davanti agli occhi, e la noia ne approfitta per avvicinarsi strisciando.
Provo a darle le spalle, e cerco di evitarla pensando positivo: “Ho tante cose da fare, sarà divertentissimo farle, domani sarò così contenta di averle fatte perché potrò farne altre dopo!”.

Ma la noia mi conosce, e si avvicina ancora, iniziando ad ergersi lentamente. Se prima assomigliava ad un piccolo coniglietto grigio, ora inizia ad assomigliare al Blob.
“Non posso passare un’altra serata così però”, mi dico, tenendo la testa fra le mani perché, come se non bastasse, mi fa pure un gran male.

Ma come fare quando la pigrizia ti ha abituato talmente male da farti ignorare pure le tue passioni?

La noia ormai mi ha messo le mani sulle spalle, come un amico saggio che ti conosce bene e sa come consigliarti meglio per tirarti su il morale. E lo fa convincendoti che è meglio rifugiarti fra le sue braccia, dove puoi annullare i tuoi affanni.
Mi abbraccia, non mi fa sentire la musica affondando il mio viso nel suo morbido petto, si attorciglia intorno a gambe e braccia, immobilizzandomi.

Ed ora sono annoiata.

La Solitudine nell’Era Moderna

Cerchi incessantemente qualcuno con cui parlare, chattare, messaggiare, con la speranza che ti chieda ad un certo punto di uscire, o che accetti di passare una serata da te a chiacchierare. L’ideale è ovviamente trovare qualcuno che ti ospiti a casa a dormire, soprattutto se sei fidanzato, perchè la parte peggiore della solitudine è dover spegnere la luce prima di andare a dormire e sentire il silenzio ed il vuoto del resto della casa che ti piombano addosso.

Finisci per uscire più di prima, rischiando di rendere casa tua sempre più inospitale per via della sporcizia di cui non ti curi, e di quel lavandino pieno di piatti che chiede pietà (e non la riceve). Passi di casa giusto per cambiarti e lavarti, e i vestiti li prendi direttamente dallo stendino dove li hai lasciati ad asciugare più di una settimana fa. Il cibo inizia a scarseggiare nel frigo, poichè ti dici: “Che senso ha fare la spesa, se tanto sto fuori tutto il tempo? Andrebbe solo tutto a male”.

Quando, per scarsità di persone con cui uscire e fidanzato che vuole i suoi spazi, ti ritrovi costretta a rimanere in casa tua tutta la sera, occupi solo uno spazio, che giusto per caso corrisponde alla locazione del tuo computer: scrivania, tavolo della cucina, o divano.

E passa così la serata fra cibo arrangiato, momenti di vuoto dovuti alla fine delle serie tv che hai divorato, rari momenti di riarrangiamento del disordine, mente offuscata da note sostanze, e qualche telefonata che assomiglia un po’ ad una finestra spalancata su un breve momento di sole e calore.

Dicono che i propri spazi siano necessari, che siano i momenti adatti a sviluppare le proprie idee, soprattutto per noi che veniamo definiti “creativi” e che dovremmo essere disperati per la mancanza di tempo per dedicarsi alla propria passione.

Ma è difficile ascoltare musica, disegnare, cantare, guardare film di un certo livello, studiare, quando il pensiero fisso è quello di dover riempire quel silenzio così pesante che ti circonda.

Nota positiva finale: per fortuna c’è sempre la pastina in brodo (anche se se non è la mamma a fartela e non c’è il formaggino da scioglierci dentro, non è la stessa cosa).

Peace,

Ruf

La Biblioteca

Mi capita, a ridosso di un esame, di avere la necessitá di studiare per poterlo passare. E per poter fare ció ho bisogno di concentrarmi sulle pagine che leggo. Per questo il primo suggerimento che mi da’ il mio istinto di sopravvivenza, dopo aver messo a bada il panico, è: “Svegliati presto la mattina e va’ in biblioteca. Non avrai distrazioni, e le persone stanno in silenzio, perció sarai costretta a studiare.”

Questo post è dedicato a lui, Istinto Di Sopravvivenza, che é sempre lì per me a salvarmi, ma che pecca un po’ di ingenuitá.

Intendo infatti dimostrargli quanto questo suo suggerimento si dimostri sempre meno veritiero.

#1 – Svegliarmi presto la mattina. É giá tanto se riesco a svegliarmi di mattina, dato che solitamente faccio colazione pranzando.

#2 – Non avere distrazioni. Il solo fatto che ci siano persone in biblioteca è sufficiente per creare innumerevoli distrazioni: ammettilo che anche tu, lettore, sei spesso affascinato dalla gente e ti fermi ad osservarli. In piú c’è la possibilitá che entri anche un tuo amico, e dai calorosi saluti pieni di sorpresa per la incredibile coincidenza del trovarsi entrambi in quel luogo a quell’ora in poi, la giornata di studio è persa.

#3 – Il silenzio. Falso. Non é un luogo pieno di frastuono, è peggio. É un luogo pieno di piccoli suoni, che da quasi impercettibili divengono impossibili da ignorare. Le pagine che vengono sfogliate, i passi di qualcuno, il ticchettío della tastuera di un computer, il clic di una penna a scatto, il braccialetto di una ragazza che sta scrivendo, la musica troppo alta che fuoriesce dalle cuffie di qualcuno, una sedia che si sposta, due amici che bisbigliano, una penna che si appogia, un telefono che non é in silenzioso, una bottiglia d’acqua che viene svuotata a grandi sorsi, e così via.

Ed è per questo che io sono condannata a non concentrarmi mai sul serio per studiare.

Boa Constrictor

Salve.

E’ così, con il mio caffè e il mio pane tostato e marmellata di rito, che ti saluto, lettore.
Ti avverto, non sono qui per parlare di altre persone, di cose, di avvenimenti di particolare rilevanza e nemmeno di te: sono qui per parlare di me e di quanto il mondo mi sembri scemo la mattina.

Bene. Chiarito ciò, dopo aver atteso che tutte le finestre delle persone disinteressate si chiudano, partirò con le mie prime considerazioni.

Oggi arriva un mio amico dall’Israele e resta per tre giorni da me. Dirai: “Oooh che bello! Un amico da un paese culturalmente diverso, sarà bello mostrargli com’è invece il nostro paese e come viviamo noi. Poi non lo vedrai da tanto, sarai contenta di passare il tempo con lui..”, ti prego stop. Innanzitutto gli mostrerò solo Milano, che per quanto la ami ha poco di cultura italiana da mostrare da quando ha deciso di diventare una metropoli-città del mondo-città della moda-città del mobile. Seconda cosa, per me l’ospitalità è una prigione che mi soffoca piano piano. Spiegherò il perchè elencando ed esplicando alcuni dei doveri dell’ospite.

VITTO E ALLOGGIO

A meno che non si abbia una villa come casa, per quanto sia un piacere dare ospitalità a qualcuno, trovare un posto dove farlo dormire porta sempre qualche fastidio a colui che ospita: sposta questi mobili, metti questa persona lì così quell’altra persona può stare qui, mettersi sul divano per farlo dormire nel tuo letto e svegliarsi con il torcicollo, lava le lenzuola, metti la federa, e mi raccomando chiedigli se ha dormito bene la mattina dopo.

Il cibo mette sempre un po’ ansia all’ospite: gli piacerà? Cosa non gli piacerà? Sarà allergico? Dovrei prendere anche dell’insulina? Devo ripassare le procedure di primo soccorso magari…la respirazione bocca a bocca era uguale o diversa dal bacio alla francese? La sua religione gli permette questo cibo? Di che religione è poi? Spero sia ateo a sto punto..

GUIDA TURISTICA

Ogni buon ospite che si rispetti sa di doversi improvvisare a guida turistica almeno per un giorno. I più fortunati riescono a scamparsela con la scusa del lavoro. Noi poveri studenti universitari invece non solo siamo destinati alla disoccupazione a prescindere, ma per di più veniamo insultati se non saltiamo le nostre lezioni per dedicarci ai preziosi ospiti. Eh si, perchè non vediamo l’ora di camminare in giro per la città in cui viviamo da quando siamo nati per spiegarti tutti i vari monumenti e fatti storici, sapendo che tu, ospitato, invece ne ricorderai un decimo. Figuriamoci se il tutto necessita essere tradotto, con grande sforzo da parte dei polverosi neuroni della lingua inglese, perchè l’altro è straniero. Siamo felici di avere i piedi gonfi quando avremmo potuto riscaldare una sedia per qualche ora, risparmiando anche le nostre delicate corde vocali.

FARE CONVERSAZIONE
(aka La Mia Paura Più Grande)

E’ assolutamente necessario che tu dimostri completo e assoluto interesse per la vita dell’altro. Tu vuoi sapere ogni singolo minuscolo dettaglio di ciò che lo riguarda, ogni suo racconto è una avventura incredibile, e le battute non sono mai state così divertenti.

E così io dopo anche solo due giorni mi sento come stretta in un caldo abbraccio da un Boa Constrictor, che ogni giorno stringe sempre di piú.

Forse sto esagerando, ma questa è pur sempre la Rubrica del Nervosismo Mattutino, ed è il mio spazio di lamentela, che essa sia elegante, sarcastica o semplicemente di sfogo.

Peace out,
Rufus